Un esempio per vedere che cosa può accadere quando scegliamo immagini senza sapere già quale storia racconteranno.
Immagina alcune riviste sul tavolo. Ti invito a scegliere immagini e parole che attirano la tua attenzione. Una ti piace, un’altra ti disturba; di una terza non sai dire perché ti sei fermata. Le ritagli e provi a disporle su un foglio.
Avvicinandole, potresti scoprire che due immagini raccontano aspetti diversi della stessa situazione. Potresti spostarne una, lasciarne fuori un’altra o cambiare idea. Il significato non era già deciso: prende forma anche attraverso queste scelte.
A volte ciò che ci sorprende non è l’immagine scelta, ma la relazione che nasce tra le immagini.
Quando il collage è davanti a te, possiamo fermarci. Quale parte noti per prima? Una parola richiama un ricordo? C’è qualcosa che non avevi previsto e che ora ti interessa? Le risposte possono arrivare subito, più tardi o non arrivare affatto.
Partiamo da ciò che le immagini evocano per te, nella tua storia e in quel momento.
Una scelta inattesa può aprire una domanda nuova. Non dobbiamo forzare una spiegazione.
Possiamo tornare su ciò che è emerso e osservare se ritrovi quel tema nella vita quotidiana.
Una casa non significa necessariamente bisogno di sicurezza. Un colore scuro non indica sempre tristezza. Le immagini non sono test da decifrare: il loro significato nasce dalle tue associazioni.
A volte elementi che sembravano separati acquistano un legame e una situazione familiare appare diversa. In psicologia questo momento di comprensione viene spesso chiamato insight. Può essere piccolo e semplice: «Adesso capisco perché quella frase mi ha colpita».
Una coincidenza può attivare una riflessione. Jung ha chiamato sincronicità le coincidenze vissute come significative; non occorre pensare che un’immagine sia comparsa per comunicarci un messaggio. Possiamo esplorare perché ci colpisce e che cosa richiama nella nostra esperienza.
Riconoscere un bisogno non significa riuscire subito a esprimerlo. Puoi vedere più chiaramente un comportamento e continuare, per un po’, a ripeterlo. Nel percorso torniamo su ciò che emerge, osserviamo quando compare nella vita quotidiana e quali possibilità desideri sperimentare.
«Non gestire, rivelare» per me significa concedere spazio anche alla domanda che ancora non sappiamo formulare. A volte occorre stabilizzare un’emozione; altre volte possiamo ascoltare che cosa ci sta dicendo. Il processo creativo è uno dei modi per farlo.
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